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Scheda Tecnica: Breccia di Seravezza

Scheda tecnica realizzata con il contributo del geologo Sergio Mancini.
Foto gentilmente concesse dall’azienda ItalMarble Pocai Srl.
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Dalle Alpi Apuane della Versilia sono estratti marmi preziosi che, lavorati nelle aziende industriali e nei laboratori del piano, vanno poi ad impreziosire palazzi governativi, chiese, musei e parchi pubblici della comunità internazionale. Proseguiamo con la pubblicazione delle schede descrittive dei materiali lapidei della Versilia che hanno fatto la storia economica e sociale del nostro territorio. Vediamo la loro descrizione, le applicazioni, la provenienza e la storia.

LE CARATTERISTICHE FISICO-MECCANICHE DELLE BRECCE DI SERAVEZZA

Le conoscenze sulle proprietà fisico meccaniche delle Brecce di Seravezza, formazione geologica relativamente nuova come distinzione petrografica e chimica nelle Alpi Apuane, iniziano a partire dai noti rapporti ERTAG della Regione Toscana del 1975-1980 con pubblicazione sul Catalogo “I Marmi Apuani” nel quadro della vecchia normativa UNI 1939. I dati si riferivano alla varietà merceologica del “Fior di Pesco” e delle Brecce Medicee del versante ovest del Monte Corchia. Valori di resistenza a compressione di 972 kg/cmq con miglioramento dopo cicli di gelività (982 kg/cmq) e un carico unitario di resistenza a flessione di 131 kg/cmq indicavano un materiale con 87-88% di CaCO3 con presenza di muscovite e una certa tendenza al fenomeno della “macchia lente”, con utilizzo consigliato in interni. Altri dati significativi sono quelli di valori di coefficiente di imbibizione in acqua 0,14% leggermente superiore ai marmi apuani. Nel passato, senza resinature e consolidamenti, alcune applicazioni storiche possono presentare significativo sfaldamento della matrice colorata.
Nel 1982 il Catalogo ICE sui Marmi Italiani presentava dati sempre in normativa UNI 1939 per la “Breccia Stazzema” proveniente dalle cave al tempo attive di Ponte Stazzemese, con valori conformi di resistenza a compressione a stato naturale di 976 kg/cmq con significative riduzioni a 708 kg/cmq dopo cicli di gelività, probabilmente per influenza della matrice a fillosilicati ,oltre che a valori medio bassi di resistenza a flessione di 93 kg/cmq, che confermavano esigenze di utilizzo dei materiali per uso interno avendosi anche assorbimento di acqua 0,18%.
I dati più recenti disponibili sono riferiti alle caratteristiche tecniche in normativa UNI-EN del Catalogo “The Tuscan Marble Identities” per la varietà della Breccia di Stazzema delle cave Rondone e sono relativi ad una resistenza a compressione di 82,1 MPa con variazione significativa di 16,6 Mpa, a conferma della necessità ormai attuata da tempo di operare consolidamenti preventivi sulla matrice violetta-verdastra e utilizzo prevalente in interni. Questi dati sono confermati da valori di resistenza a flessione di 8,3 MPa ma con miglioramento a 9,3 MPa dopo cicli di gelività. I valori di assorbimento di acqua di 0,08 % e della porosità aperta di 0,10% individuano invece un materiale compatto nei livelli a maggiore consistenza della breccia calcarea colorata o bianca o a clasti dolomitici grigi o giallastri.

PROVENIENZA E CENNI STORICI

Nessuna pietra ornamentale di pregio ha rappresentato la Toscana Medicea più delle Brecce di Seravezza e in particolare nella storia della Versilia a partire dalla sua definizione territoriale avvenuta dal 1513 con la bolla papale di Leone X , che assegnò a Firenze il territorio del “Capitanato” di Pietrasanta, comprendente le odierne La Cappella, Seravezza e Stazzema, come la più importante e longeva “exclave” fiorentina del Rinascimento assieme a Barga e Fivizzano. Il possesso di questo territorio impostò la ricerca a forti livelli da parte dapprima della Repubblica fiorentina e successivamente da Cosimo I e Ferdinando I, di risorse sfruttabili (minerali di argento e ferro, marmo bianco dell’Altissimo già dall’impresa di Michelangelo del 1517-1519) e la ricerca dei cosiddetti “Mischi” di Seravezza per l’arredo e decorazione di prestigio degli edifici e delle chiese di Firenze si fece molto rilevante, fino al punto di giungere ad importanti giacenze di queste pietre nei depositi e nelle botteghe artigiane della città. Notizie di primi utilizzi si hanno fin dal 1454 per la realizzazione delle Colonne del Coro del Duomo di Seravezza e nel 1460 l’architetto Luca Pitti utilizzò i Mischi della Versilia per gli interni del Palazzo omonimo a Firenze. i giacimenti di Stazzema furono segnalati poi da Michelangelo ed escavazioni sono accertate durante il suo periodo in Versilia. La data accettata per l’inizio dell’estrazione più importante e utilizzo delle Brecce e dei “Mischi” nel Capitanato è il 1565, quando Cosimo I Granduca ne fece attivare a grossi livelli l’escavazione e realizzando una strada carrozzabile di quattro miglia per collegare la cave di Stazzema a Seravezza e portando le prime realizzazioni importanti a Firenze quali Piazza San Marco, le nicchie del Coro di S. Maria del Fiore. Una descrizione importante di Giorgio Vasari riferisce di “ un mischio rosso e gialliccio con altre mescolanze e tutti sono in modo duri, ed in sino vi si vede cavare colonne di 15 in 20 braccia”.
Questo interesse diretto di Cosimo I portò alla realizzazione dal 1565 nei cantieri del Duomo, Uffizi, Palazzo Vecchio, Fontana di Piazza della Signoria con il Fior di Pesco, di molte opere (colonne, obelischi, rivestimenti, edicole). Dopo la fase di interessamento diretto dei Granduchi con visite al Palazzo Mediceo, fino alla metà del ‘600 dopo Maria Cristina di Lorena, fu soprattutto l’Opera di S.Maria del Fiore ad occuparsi della gestione e importazione a Firenze dei Mischi di Seravezza. L’estrazione ebbe anche periodi lunghi (XVII-XVIII sec:) di abbandono e solo con il periodo di Leopoldo II e le sue affrancazioni fondiarie con il “Motu Proprio” del 1788 , ripresero efficaci lavorazioni durante tutto l’800. Per vari motivi, legati alla facilità di estrazione, si è appurato che i giacimenti sfruttati in quel periodo furono quelli del fondovalle del fiume Versilia presso Pontestazzemese, dove si ritrovano i più grossi orizzonti di brecce denominati un tempo “filone Granduca” e “filone Bandito” corrispondenti alle attuali cave di Piastraio e del Rondone per poi espandersi nelle aree di Volegno e del Monte Corchia.
Magenta (1872) e G.Jervis (1889) forniscono per primi tra gli studiosi moderni, una precisa ricostruzione degli eventi legati all’escavazione delle brecce in Versilia in alcune delle cave investigate nel clima postunitario dell’approfondimento delle conoscenze delle risorse nazionali.
Per l’osservazione delle qualità merceologiche delle brecce che fino agli anni 1960-1970 furono impiegate nell’industria marmifera, opera fondamentale e di primo riferimento rimane quella fornita da M.Pieri (1961;1964;1966) , che in alcuni volumi dedicati alla ricerca sui vari marmi di tutta Italia, dedicò ampio spazio alle Brecce delle Alpi Apuane che sono suddivise in varie tipologie.
Le pubblicazioni successive agli anni’60 su questi materiali sono state soprattutto di carattere geologico, data una riduzione della richiesta commerciale in Arte Sacra, ma negli ultimi anni , anche attraverso la schedatura della Breccia di Stazzema sul Catalogo “The Tuscan Marble Identities” del 2010, nuovi interesse di studio sono stati compiuti sia nel quadro delle indagini di tipo storico e sui “marmi storici” (Bartelletti et al., 2013; Sartori, 2002) , sia nella definizione del “Progetto Marmi” della Regione fino al 2012. Si può ricostruire così sulla base della conoscenza delle applicazioni a Seravezza, Pietrasanta, Firenze e quindi in tutta la Toscana un quadro delle varietà merceologiche e delle località dove i giacimenti furono sfruttati.

Innumerevoli nel passato dal Rinascimento le opere realizzate, soprattutto nell’arte Sacra del Barocco e periodi successivi almeno fino alla riforma del Concilio Vaticano II, con le varietà delle Brecce di Seravezza. Un primo quadro, molto parziale e a titolo meramente esemplificativo, ricomprende le seguenti opere: le colonne, i rivestimenti e le decorazioni interne del Teatro de l’Opéra Garnier di Parigi, completato nel 1870, con materiali delle Cave del Rondone (Breccia Violetta); le colonne e i rivestimenti del nuovo Parlamento di Vienna dalle Brecce delle Cave di Volegno (1880); vasche della Fontana del Biancone dell’Ammannati in Piazza della Signoria a Firenze realizzate in Fior di Pesco. Rivestimenti, decorazioni e altare maggiore della Cattedrale Cattolica di Westminster in Breccia Medicea. E ancora i rivestimenti e le decorazioni della Sala Ristorante della Stazione di Roma Termini in Skyros d’Italia; gli obelischi dei Giardini di Santa Maria Novella e Colonna della Chiesa di San Felice a Firenze. Infine, i rivestimenti e le colonne del Santuario della Madonna di Montenero a Livorno in Breccia Violetta.
Sui prossimi numeri. Il nostro approfondimento sulle Brecce di Seravezza proseguirà sui prossimi numeri di Versilia Produce in uscita ad Agosto ed Ottobre con focus su ulteriori applicazioni a livello nazionale.

APPLICAZIONI

Innumerevoli nel passato dal Rinascimento le opere realizzate, soprattutto nell’arte Sacra del Barocco e periodi successivi almeno fino alla riforma del Concilio Vaticano II, con le varietà delle Brecce di Seravezza. Un primo quadro, molto parziale e a titolo meramente esemplificativo, ricomprende le seguenti opere: le colonne, i rivestimenti e le decorazioni interne del Teatro de l’Opéra Garnier di Parigi, completato nel 1870, con materiali delle Cave del Rondone (Breccia Violetta); le colonne e i rivestimenti del nuovo Parlamento di Vienna dalle Brecce delle Cave di Volegno (1880); vasche della Fontana del Biancone dell’Ammannati in Piazza della Signoria a Firenze realizzate in Fior di Pesco. Rivestimenti, decorazioni e altare maggiore della Cattedrale Cattolica di Westminster in Breccia Medicea. E ancora i rivestimenti e le decorazioni della Sala Ristorante della Stazione di Roma Termini in Skyros d’Italia; gli obelischi dei Giardini di Santa Maria Novella e Colonna della Chiesa di San Felice a Firenze. Infine, i rivestimenti e le colonne del Santuario della Madonna di Montenero a Livorno in Breccia Violetta.
Sui prossimi numeri. Il nostro approfondimento sulle Brecce di Seravezza proseguirà sui prossimi numeri di Versilia Produce in uscita ad Agosto ed Ottobre con focus su ulteriori applicazioni a livello nazionale.

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