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Scheda tecnica:
Bardiglio Apuno

Scheda tecnica realizzata con il contributo del geologo Sergio Mancini.
Foto gentilmente concesse da Trambisera Marmi srl

Nome tradizionale: Bardiglio Apuano (Grigioo S. Nicola)
Nome petrografico: Marmo
Colore: grigio con venature bianche

Dalle Alpi Apuane della Versilia sono estratti marmi preziosi che, lavorati nelle aziende industriali e nei laboratori del pianolastra bardiglio, vanno poi ad impreziosire palazzi governativi, chiese, musei, parchi pubblici della comunità internazionale. Proseguiamo con la pubblicazione delle schede descrittive dei materiali lapidei della Versilia che hanno fatto la storia economica e sociale del nostro territorio. Vediamo la loro descrizione, le applicazioni, la provenienza e la storia.

 

DESCRIZIONE
Struttura non uniforme e colorazione eterogenea con zone di grigio scuro e chiaro dalle dimensioni variabili., grana afanitica. Sono presenti venature bianche con spessori variabili a grana localmente faneritica, ed esili venature costituite da concentrazioni di minerali opachi micrometrici (fonte: The Tuscan Stone Identities)
Le zone marmifere di Trambiserra sono ben note agli studiosi geologici classici quali Zaccagna (1932) e Giglia (1967) che approfondirono in quegli anni la conoscenza delle strutture secondarie della “sinclinale di Carrara” e dei giacimenti dei marmi del Monte Altissimo, vicine al contatto tettonico con le rocce dell’Unità di Massa. Questi studi aprirono ai dettagli di conoscenza dei giacimenti come collegati a strutture pieghe “sinclinali” a nucleo di marmi bianchi ordinari, venati e livelli di marmi bardigli molto deformati e orientati a livello petrografico. Il Progetto Marmi della Regione Toscana, nella sua lunga elaborazione dal 1976 al 2007, ha confermato e maggiormente dettagliato queste informazioni inquadrandoli nei marmi venati e ordinari.NBK Headquarters
Secondo i rapporti e le schede ERTAG del 1980 i marmi di Trambiserra rappresentano varietà di bianco ordinario più pregiate e meno fratturate rispetto, ad esempio, ai vicini giacimenti di Ceragiola e del Monte Costa, con caratteristiche di fondo bianco sporco fino a grigio scuro, con venature a rete o “frescume” di colore grigio perlaceo. Una definizione originale del marmo proviene dai lavori Mario Pieri sui marmi italiani (1960) che definiva il “Bianco San Nicola” , capace di essere tagliato in lastrine fino a spessori molto sottili, per ottenere un buon effetto di rifrazione per paralumi e oggettistica, con ornamentazione di venature e arabeschi tali da potersi classificare anche nella categoria dei marmi “venatini”, con un buon valore commerciale del periodo. I marmi venati del giacimento con leggera dolomitizzazione erano stati denominati “Grigio Carnico” a livello commerciale.
Già i valori di resistenza a compressione con schede UNI del 1980 indicavano buona resistenza ad urto e al gelo e i marmi di queste cave già erano definiti “campanini”, ossia molto vetrosi, tenaci e resistenti agli agenti atmosferici, dai documenti geologici di Zaccagna del 1932 , caratteristiche che si ritrovano anche negli affioramenti del Monte Carchio (Montignoso) e delle Madielle (Massa).

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Si determinavano valori di resistenza a compressione dopo gelività anche superiori alle condizioni naturali (fino a 1260 Kg/cmq) e rottura a flessione di 234 kg/cmq, imbibizione

in acqua 0,10% in peso.
Nelle schede tecniche in normativa UNI-EN e di recente realizzazione, il Grigio San Nicola possiede valori di resistenza a compressione pari a 130 MPa con deviazione di 22 MPa, indicativo di marmi fortemente resistenti agli sforzi in virtù della struttura petrografica molto “orientata” dagli sforzi tettonici limitrofi; dopo cicli di gelività il marmo ottiene valori di 118 MPa indicativo di scarsa gelività. I valori di resistenza a flessione appaiono sempre di ottimo livello (15,6 MPa) e soprattutto questi materiali risultano con assorbimento di acqua molto basso (0,20%) che lo definiscono come materiale molto adatto a realizzazioni in esterni, anche con climi freddi e umidità.

 

 

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APPLICAZIONI
Le cave di Trambiserra divennero molto importanti per l’apertura e l’escavazione per colonne e rivestimenti già da parte di Michelangelo Buonarroti tra il 1515 e il 1520 per i lavoridi architettura per la facciata di S. Lorenzo a Firenze, rimasta incompiuta. Il Bardiglio è un marmo utilizzato storicamente dagli scultori neoclassici della zona di Seravezza, attualmente impiegato per rivestimenti interni.

 

PROVENIENZA E CENNI STORICI
Da diversi anni l’escavazione delle Cave di Trambiserra è stata intensamente riattivata con due cave della Trambisera Marmi srl e una della Fratelli Sermattei Srl con produzioni di marmi bianco-venati, bardigli tipo Cappella e marmi dolomitici. Le informazioni sulle caratteristiche tecniche più recenti sui materiali sono state fornite dalla Trambisera Marmi srl.

Altre notizie

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